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Crisi, ecco tutte le misure a sostegno della liquidità delle imprese

Fondo di Garanzia per le Pmi, garanzia di Sace, moratoria sui prestiti, credito di imposta sulle locazioni, esenzione dal versamento del saldo Irap 2019: sono alcune delle misure messe in campo dal governo per sostenere la liquidità delle imprese.

Pubblicato il 23/10/2020

Lo scoppio della pandemia e lo stop alle attività produttive deciso nei primi mesi del 2020 hanno inferto un duro colpo a molte imprese italiane, e l'arrivo della temuta seconda ondata dei contagi aumenta ulteriormente i timori delle aziende sulla possibilità di nuove chiusure e di una contrazione dei consumi. Per limitare gli effetti della crisi e garantire la liquidità del sistema, il governo ha varato una serie di misure a favore delle imprese, ma anche delle famiglie e degli enti locali

In particolare, alcuni interventi sono arrivati prima con il cosiddetto Decreto Cura Italia e poi la maggior parte delle misure sono state introdotte con il Decreto liquidità, un piano da 750 miliardi di euro, al quale poi si sono aggiunti interventi successivi.

Moratoria sui prestiti

Fino al 31 gennaio 2021 le Pmi, le micro imprese, i professionisti e i lavoratori autonomi hanno diritto ad una moratoria straordinaria su linee di credito in conto corrente, scadenze e rate di prestiti e canoni in scadenza, per un volume complessivo di prestiti superiore a 300 miliardi di euro, sui quali è prevista una garanzia parziale del Fondo Centrale di Garanzia.

Per i mutui delle imprese del settore turistico la moratoria è estesa fino al 31 marzo 2021. Per poter accedere alla moratoria, le aziende devono autocertificare di avere una temporanea carenza di liquidità a causa della crisi dovuta alla pandemia e le banche sono tenute ad accettare la moratoria; condizione perché le imprese ne abbiano diritto è di non avere esposizioni debitorie classificate come deteriorate al 17 marzo 2020 (data in cui era stato pubblicato il Cura Italia).

Fondo di Garanzia per le Pmi

Cura Italia e Decreto Liquidità hanno ampliato notevolmente il Fondo di Garanzia per le Pmi, con l'obiettivo di consentire garanzie per oltre 100 miliardi complessivi di finanziamento, e in più hanno previsto che per accedervi non si debbano più pagare commissioni. Possono richiedere la garanzia le società con un numero di dipendenti non superiore a 499 e l'importo massimo garantito è di 5 milioni di euro. La percentuale di copertura diretta è almeno al 90% per tutti i finanziamenti fino a sei anni (anche per le operazioni di rinegoziazione del debito), e può arrivare al 100% in alcuni casi. In particolare, sono garantiti fino al 100% i nuovi prestiti entro i 30mila euro, di importo non superiore al 25% del fatturato o al doppio del costo del personale (che derivano dall'ultimo bilancio). Il Fondo non compie alcuna valutazione sul beneficiario della garanzia, mentre la banca si limita a valutare il merito creditizio.

Anche le aziende con esposizioni debitorie classificate come “inadempienze probabili” o “scadute o sconfinanti o deteriorate” possono accedere alla garanzia, purché tale classificazione sia successiva al 31 gennaio 2020 o se ci sono alcune condizioni per tornare in bonis. Non hanno diritto alla garanzia invece le aziende con esposizioni classificate come “sofferenze”.

Garanzie di Sace

Il Decreto Liquidità ha previsto la possibilità per le imprese di accedere alla garanzia della Sace (società di Cassa Depositi e Prestiti specializzata nell’assicurazione del credito, nella protezione degli investimenti e nelle garanzie finanziarie) da 200 miliardi complessivi. Fino alla fine del 2020, qualsiasi tipologia di azienda italiana può chiedere la garanzia della Sace per nuovi finanziamenti. Alle Pmi sono destinati almeno 30 dei 200 miliardi complessivi, ma solo a condizione che abbiano esaurito il proprio plafond presso il Fondo Centrale di Garanzia (o che abbiano già utilizzato le garanzie Ismea nel caso si tratti di aziende agricole, forestali, della pesca e dell'acquacoltura e dell'ippicoltura).

La garanzia copre finanziamenti che non eccedano la maggiore somma tra il 25% del fatturato 2019 e il doppio del costo del personale nello stesso anno. La stessa azienda può chiedere la garanzia per più di un finanziamento, sempre che il cumulo rispetti questi limiti. Nel caso della garanzia Sace è previsto il pagamento di commissioni, che però devono essere limitate al recupero dei costi; il costo del finanziamento deve essere inferiore a quello che si avrebbe avuto in assenza della garanzia. Per le imprese con meno di 5mila dipendenti e fatturato inferiore a 1,5 miliardi, che chiedono la garanzia per finanziamenti sotto i 375 milioni di euro, è prevista una procedura semplificata.

Sace può inoltre concedere garanzie a favore di società di leasing, per operazioni di leasing erogate dal 9 aprile al 31 dicembre 2020, e garanzie a banche e società di factoring per cessioni di crediti con garanzia di solvenza prestata dal cedente. Inoltre è prevista la possibilità di rilasciare garanzie in favore di banche o istituzioni finanziarie che sottoscrivono prestiti obbligazionari emessi da imprese con sede in Italia colpite dalla pandemia.

Per rafforzare l'export e l'internazionalizzazione delle imprese, il governo ha anche modificato il funzionamento dell'intervento di Sace, introducendo un sistema di coassicurazione con cui lo Stato si assume il 90% degli impegni derivanti dall’attività assicurativa di Sace e la stessa società si assume il restante 10%. In questo modo sono stati liberati altri 200 miliardi a sostegno dell'export.

Le misure del Decreto Rilancio

Il Decreto Rilancio ha introdotto contributi a fondo perduto per partite Iva e imprese che esercitano attività agricola o commerciale, con ultimo fatturato inferiore a 5 milioni di euro e che ad aprile 2020 abbiano registrato ricavi inferiori ai due terzi di quelli di aprile 2019. Il contributo è pari al 20% della differenza di fatturato tra aprile 2019 e aprile 2020 per ricavi entro i 400mila euro, del 15% per ricavi tra 400mila e un milione, del 10% per soggetti con ricavi da uno a cinque milioni.

Lo stesso decreto ha disposto l'esenzione dal versamento del saldo Irap 2019. Nonché un credito di imposta sul 60% del canone di locazione per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, che abbiano subito nei mesi di marzo, aprile e maggio una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 50% rispetto allo stesso mese nel 2019, con ricavi massimi di 5 milioni di euro.

Per gli investitori nel capitale sociale delle aziende, è prevista la detraibilità del 20% di una somma fino a 2 milioni di euro investita in società con ricavi tra 5 e 50 milioni, che a marzo e aprile 2020 abbia subito un calo dei ricavi del 33% almeno.

Per le startup, è stato rafforzato il sistema di finanziamenti agevolati previsti da Smart&Start Italia, con risorse aggiuntive per 100 milioni di euro, e per l’anno 2020 sono stati stanziati 10 milioni di euro sotto forma di contributi a fondo perduto per l’acquisizione di servizi prestati da parte di incubatori, acceleratori, innovation hub, business angels e soggetti analoghi.

Infinte, sono assegnate al Fondo di sostegno al venture capital risorse aggiuntive per 200 milioni di euro per il 2020, per sostenere investimenti nel capitale delle startup innovative e delle PMI innovative.

A cura di: Gaia Giorgio Fedi

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