Auto: nuova contrazione delle vendite in luglio
Il mercato dell’auto in Italia allunga la serie negativa in termini di immatricolazioni: in luglio sono calate per il tredicesimo mese di seguito, dello 0,8 per cento. Gli incentivi statali hanno avuto effetti modesti. Gli acquisti frenati dalla guerra, dall’inflazione e dai ritardi nelle consegne.
Il mercato automobilistico italiano non vede la luce in fondo al tunnel: in luglio, secondo i dati diffusi dal Ministero dei Traporti, le immatricolazioni di nuove vetture sono diminuite dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ad appena 110.514 unità. I primi sette mesi dell’anno si chiudono con una contrazione delle vendite a due cifre: pari a -20,3% a 793.856 unità. Per gli esperti il settore è entrato in codice rosso, avendo messo a segno il tredicesimo mese consecutivo di vendite in calo, consolidando una perdita del 28,5% rispetto al luglio 2019, ovvero l’ultimo mese di luglio prima dell’avvento della pandemia.
Gli incentivi hanno avuto scarso effetto
La situazione del mercato italiano, segnalano da Promotor, resta dunque molto grave e l’effetto sulle vendite degli incentivi alla rottamazione varati dal Governo lo scorso 6 aprile è risultato finora alquanto modesto. Senza contare che, oltre allo scarso impatto di queste agevolazioni, il mercato dell’auto continua a essere penalizzato da un mix di fattori pesantemente negativi. In primo luogo, la pandemia, che nel 2020 ha determinato un primo drastico calo rispetto al 2019 che è tuttora molto difficile da recuperare. Poi gli effetti emotivi ed economici che sta avendo la guerra in Ucraina sulle scelte degli automobilisti. Senza contare le ripercussioni sul piano industriale che stanno avendo le sanzioni contro la Russia, le strozzature nelle forniture di microchip e di altre componenti essenziali, l’impennata dell’inflazione, l’aumento dei tassi d’interesse.
Tempi di consegna più lunghi e sconti quasi azzerati
Il mercato dell’auto in Italia, ma anche nel resto dell’Europa, si trova stretto tra due emergenze: da una parte una crisi della domanda e dall’altra una grave crisi anche dell’offerta. L’impatto sul settore, secondo l’analisi, è molto pesante e non sono certo leggere le conseguenze per i consumatori. Nonostante il ridimensionamento della domanda, secondo Gian Primo Quagliano, presidente Centro Studi Promotor, la carenza di prodotto è così forte da avere effetti molto negativi per i potenziali acquirenti di auto sia nuove sia usate. Per le nuove i tempi di consegna si sono molto dilatati e i prezzi effettivi praticati dai concessionari sono aumentati perché si sono decisamente ridimensionati gli sconti che, in tempi normali, venivano accordati e potevano arrivare fino al 10% sul listino.
Il rincaro dell’usato
D’altra parte, dall’inchiesta congiunturale di luglio emerge che il 95% dei concessionari dichiara giacenze di autovetture nuove basse. Una situazione analoga, si verifica anche per il mercato dell’usato su cui si riversa una parte della domanda insoddisfatta di auto nuove. L’85% dei concessionari dichiara infatti di avere giacenze di usato basse e insufficienti per far fronte alla domanda. Questo scenario ha tra l’altro determinato una forte crescita dei prezzi dell’usato, con qualche vantaggio per i concessionari e per coloro che vendono un usato per acquistare un’auto nuova e forti svantaggi per coloro che invece sono in condizioni economiche che consentono soltanto l’acquisto di auto usate.
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