⏰ In 30 secondi:
- Il Governo valuta l’Ecobonus al 65% per le prime case;
- Restano in vigore le aliquote attuali del 50% e del 36%;
- ENEA aggiorna l’elenco degli interventi ammessi all’agevolazione.
L’Ecobonus potrebbe salire al 65% per gli interventi di efficientamento energetico delle prime case. In attesa di una decisione, restano valide le aliquote attuali. I vademecum ENEA aggiornati a settembre chiariscono quali lavori possono beneficiare della detrazione.
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Una detrazione più alta per chi rende la propria casa più efficiente dal punto di vista energetico. È l’ipotesi su cui lavora il Governo, che valuta di portare al 65% l’Ecobonus per le prime case, rispetto all’attuale 50%. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha indicato gli incentivi all’efficientamento energetico tra gli ambiti sui quali intervenire, richiamando i margini offerti dalla flessibilità europea.
La proposta arriva mentre l’ENEA ha aggiornato i vademecum sui lavori agevolabili. Le indicazioni pubblicate a settembre riguardano gli interventi già previsti dalla disciplina vigente: dalla riqualificazione complessiva dell’edificio alla sostituzione degli infissi, fino agli impianti di riscaldamento. L’eventuale aumento della detrazione dovrà invece essere definito da un provvedimento.
L’innalzamento al 65% consentirebbe di recuperare una quota maggiore delle spese ammesse. Al momento, però, si tratta di un’ipotesi: attualmente i vademecum ENEA descrivono le regole in vigore e non introducono una nuova aliquota.
Per le spese sostenute nel 2026, la detrazione è pari al 50% per gli interventi sull’abitazione principale, quando a sostenerle è il proprietario o il titolare di un diritto reale di godimento. Negli altri casi l’aliquota è del 36%.
Secondo la normativa attuale, nel 2027 le percentuali scenderanno rispettivamente al 36% e al 30%, un disincentivo per chi vuole efficientare la propria casa e ridurre il costo dell’energia. È su questo quadro che potrebbe intervenire la revisione allo studio del Governo.
L’ENEA prevede diversi tipi di interventi, tra questi il più impattante è la riqualificazione globale, che comprende un intervento, o un insieme coordinato di lavori, capace di incidere sulla prestazione energetica dell’edificio. Può riguardare l’involucro della casa e gli impianti: tra gli esempi indicati rientrano la coibentazione, la sostituzione delle finestre, i collettori solari termici e gli interventi sugli impianti di climatizzazione invernale.
Per la coibentazione delle strutture opache, come nel caso del cappotto termico, i lavori devono interessare elementi esistenti che separano un ambiente già riscaldato dall’esterno, da locali non riscaldati o dal terreno. La possibilità di agevolare l’isolamento delle facciate va distinta dal vecchio Bonus facciate, riferito alle spese sostenute entro il 2022.
Sono previsti anche interventi sulle parti comuni condominiali, compresa la coibentazione di oltre il 25% della superficie disperdente, eventualmente abbinata alla riduzione del rischio sismico.
La sostituzione dei serramenti è tra gli interventi ammessi all’Ecobonus. Può riguardare finestre, lucernari e porte comprensivi di infissi, purché separino il volume riscaldato dall’esterno o da vani non riscaldati e rispettino i requisiti di trasmittanza termica previsti. Questo parametro misura la quantità di calore che attraversa il serramento.
Rientrano nell’agevolazione anche l’acquisto e la posa delle schermature solari e delle chiusure tecniche mobili oscuranti, nel rispetto dei requisiti specifici. Devono essere fissate all’involucro dell’edificio o ai suoi componenti e possono essere collocate all’interno, all’esterno oppure integrate nella superficie vetrata.
Sul fronte degli impianti, sono agevolabili la sostituzione della climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza, anche geotermiche, e la sostituzione degli scaldacqua tradizionali con apparecchi a pompa di calore. Sono ammessi anche i collettori solari termici.
Per i generatori a biomassa, l’intervento deve configurarsi come sostituzione totale o parziale dell’impianto di climatizzazione invernale esistente, rispettando i requisiti tecnici. L’integrazione o la nuova installazione sono ammesse soltanto per lavori iniziati prima del 4 febbraio 2026. Restano invece escluse le caldaie a condensazione per le spese sostenute dal 2025.
L’elenco comprende, inoltre, la sostituzione degli impianti con microcogeneratori alimentati da fonti rinnovabili e i sistemi di building automation. Questi ultimi consentono di gestire automaticamente il riscaldamento, la produzione di acqua calda sanitaria o la climatizzazione estiva, anche attraverso il controllo da remoto.
Anche con una detrazione più alta, una parte del costo dei lavori resterebbe a carico della famiglia. Occorre inoltre considerare che il recupero fiscale delle spese avviene successivamente: chi programma la sostituzione degli infissi o un intervento sull’impianto di riscaldamento deve disporre delle somme necessarie per pagare i lavori.
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