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Auto elettriche: colonnine quasi assenti nelle autostrade italiane

Una ricerca evidenzia i gravi ritardi dell’Italia nelle infrastrutture di ricarica per le auto elettriche, soprattutto nelle autostrade. Un grosso handicap per chi intende fare lunghi viaggi: su 506 stazioni di servizio operative in autostrada, soltanto 59 ne sono dotate.

Pubblicato il 25/08/2022
alimentatore collegato a una macchina elettrica in carica
Colonnine di ricarica per auto elettriche nelle autostrade

L’Italia è in grave ritardo nella costruzione delle infrastrutture di ricarica delle auto elettriche rispetto a quanto finora fatto dai principali Paesi europei, ma lo è ancor di più quando si parla di colonnine presenti nelle nostre autostrade. Lo rivela un report di InsideEVs, portale dedicato alla mobilità elettrica, che ha mappato per la prima volta la disponibilità effettiva di punti di ricarica all’interno delle aree di servizio dislocate lungo i 6.943 chilometri di rete autostradale del Belpaese.

Il risultato è disarmante: disponibilità insufficiente e molto disomogenea su tutto il territorio nazionale. In sostanza, l’auto elettrica si può ricaricare solo nel 7,5% delle aree di servizio presenti sulle autostrade italiane.

Solo 59 stazioni autostradali hanno punti di ricarica

L’indagine, aggiornata allo scorso mese di luglio, evidenzia che su 506 stazioni di servizio operative in autostrada, soltanto 59 dispongono di colonnine per un totale 254 punti di ricarica. Inoltre, questi numeri si riducono ulteriormente, a 38 stazioni di servizio e 172 punti di ricarica se si considerano solo le colonnine cosiddette ad ‘alta potenza’ (da 150 a 350 kW), che sono quelle necessarie all’atto pratico per ricaricare in tempi ragionevoli (15-30 minuti, a seconda del modello) durante un viaggio, magari per raggiungere mete distanti, come – visto la stagione estiva - una località di vacanza insieme alla famiglia.

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La situazione regione per regione

L’analisi sottolinea che, per viaggiare in tranquillità in auto elettrica, ancor più importante del numero dei punti di ricarica, è l’omogeneità della diffusione sul territorio delle aree di servizio dove sono disponibili. Per ogni regione il report misura questa distribuzione come numero di aree di servizio dotate di ricarica ad alta potenza ogni 100 chilometri di autostrada. Se Emilia-Romagna e Lombardia (e anche Valle d’Aosta e Umbria, in rapporto ai km di autostrada), dispongono più di un’area ad hoc, Basilicata, Molise e Sicilia non offrono alcun punto, costringendo così gli automobilisti a uscire dal casello per ricaricare.

La responsabilità è dei concessionari autostradali

In generale si rilevano forti differenze fra Nord, Centro e Sud Italia, a conferma dell’esistenza di un endemico divario infrastrutturale. La responsabilità dell’installazione delle colonnine è per legge in capo ai concessionari autostradali, che sarebbero obbligati a dotare le tratte di competenza dei punti necessari, o direttamente o tramite soggetti terzi in subconcessione. Il report evidenzia come buona parte delle concessionarie ancora non si sia mossa, con l’unica eccezione di Autostrade per l’Italia che - attraverso Free to X - porta avanti un piano con risultati tangibili (oltre 27 aree di servizio già attrezzate di punti di ricarica ad alta potenza).

Non si è data priorità alle strade ad alto scorrimento

La foto che emerge da questo rapporto, riconosce Alessandro Lago, direttore di Motor1.com e InsideEVs.it, conferma l’inadeguatezza dell’infrastruttura di ricarica italiana, con un’aggravante: alle autostrade si doveva dare la priorità così com’è stato fatto in altri Paesi come Francia e Germania, che considerano le reti viarie ad alto scorrimento strategiche non solo per normalizzare l’uso dell’auto elettrica a livello nazionale, ma anche per favorire il turismo straniero di chi viaggia con veicoli a zero emissioni. Ma è tutto il quadro della green mobility nel nostro Paese che lascia a desiderare: in Italia sono operativi 30.704 punti di ricarica (fonte Motus-E, giugno 2022), contro i 78.729 in Germania e gli 65.700 in Francia (fonte EAFO, luglio 2022).

A cura di: Fernando Mancini

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