Stop alla vendita di auto a benzina e diesel, la posizione dell'Italia
L'ambiente resta una priorità anche per il nostro Paese, ma si teme che lo stop alle auto a benzina e diesel in Europa dal 2035 possa avere conseguenze in ambito produttivo e occupazionale. Da qui la richiesta del Governo italiano per una transizione più economicamente sostenibile.
Sì alla transizione ecologica, ma che sia socialmente equa. È questa la posizione del Governo italiano in merito allo stop alle auto inquinanti a partire dal 2035. L’Esecutivo, guidato da Giorgia Meloni, fa sentire ancora una volta la sua voce e in una lettera rivolta all’Europa ritiene poco sostenibile economicamente la proposta della Commissione.
L’Ue prevede l’addio a furgoni e ad auto a benzina e diesel a partire dal 2035. Il provvedimento rientra nel maxi-pacchetto per il Clima Fit for 55 con l’obiettivo finale di arrivare alle emissioni zero nel 2050: gli eurodeputati in sessione plenaria hanno espresso 340 voti a favore, 279 contrari e 21 astensioni.
Ma il Coreper – Comitato dei rappresentanti permanenti presso l’Ue – ha deciso di rimandare il voto previsto a inizio marzo, a causa di alcune opposizioni, in prima linea Italia e Polonia, e dell’astensione di Germania e Bulgaria. Nonostante il provvedimento sia stato approvato in linea di principio a metà febbraio, oggi i governi nazionali non danno l’opportunità di raggiungere la maggioranza qualificata richiesta pari al 55% dei Paesi in rappresentanza del 65% della popolazione residente.
Cosa prevede il provvedimento
Il provvedimento punta a ridurre completamente le emissioni di auto e furgoni nuovi che emettono CO2 nel 2035. Ciò vuol dire che i veicoli alimentati a benzina e diesel non potranno più essere immatricolati. Nel testo si legge che entro il 2030 i costruttori dovranno ridurre del 55% le emissioni delle nuove auto immesse sul mercato e del 50% quelle dei nuovi veicoli commerciali. Bruxelles dovrà anche monitorare i dati sulle emissioni di anidride carbonica, pubblicando ogni due anni una relazione. Nel provvedimento si legge ancora che l’usato è escluso: le auto alimentate in maniera tradizionale potranno dunque continuare a circolare. Lo stop è indirizzato solo alla vendita di auto nuove.
Le posizioni
Se da un lato c’è una forte pressione che ha portato a prevedere lo stop alla vendita di auto nuove diesel e benzina a partire dal 2035 per questioni di natura ambientale, dall’altro non mancano posizioni differenti. Viene infatti richiesta “una riflessione sulla base di dati concreti che sono sotto gli occhi di tutti e che hanno portato le associazioni di imprese europee e i lavoratori europei a chiedere un cambio di passo alla Commissione”. Gli oppositori fanno riferimento in particolare alla filiera legata al diesel e alla benzina, che rappresenta una colonna dell’occupazione in Italia. Centinaia di migliaia di persone sono impiegate in questo comparto.
Un altro elemento che potrebbe andare in contrasto con la strategia europea è secondo “gli oppositori” l’esiguità delle materie prime fondamentale per la transizione green. Ma c’è chi batte i pugni sul tavolo e si oppone alle diverse contestazioni. È il caso dell’Associazione dei produttori dell’elettrico: “Con gli investimenti in campo ormai la strada è tracciata e l’Italia non può più perdere tempo in un clima di scontro e incertezza. Chiediamo all’Europa un maxi fondo comune per trasformare il settore come stanno facendo negli Usa”. Motus-E. in una nota ribadisce l’importanza di incentivi pubblici per incoraggiare la mobilità a zero emissioni. Si punta, quindi, a voltare pagina e a ridurre l’inquinamento, partendo anche dal comparto automotive, ma il cambiamento potrebbe essere meno definitivo di quanto finora ipotizzato.
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