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ABI, tassi dei prestiti in discesa, domanda verso la normalizzazione

A febbraio lo stock di prestiti è stato di 1.638,8 miliardi di euro, con una variazione annua pari a -0,3%, in sensibile miglioramento rispetto al -0,7% rilevato a gennaio. A Rilevarlo è l'ultimo Bollettino mensile curato dall'Associazione bancaria italiana.

Pubblicato il 25/03/2025
sacco con monete e lavagna con freccia in su
Andamento prestiti, bollettino ABI

Migliorano le condizioni di accesso ai finanziamenti e si riduce la contrazione dei prestiti in Italia. Sono alcune delle conclusioni alle quali si arriva dalla lettura dell’ultimo Bollettino mensile curato dall’ABI, l’associazione delle banche operanti in Italia.

Domanda debole, ma verso la normalizzazione

In particolare, se si guarda al totale dei prestiti concessi ai residenti in Italia, a febbraio lo stock è stato di 1.638,8 miliardi di euro, con una variazione annua pari a -0,3%, in sensibile miglioramento rispetto al -0,7% rilevato a gennaio. Se si restringe l’orizzonte di osservazione alle sole famiglie e società non finanziarie, l’ammontare si ferma a 1.265 miliardi di euro con una variazione annua pari a -0,6%, in questo caso con un miglioramento di un decimale rispetto a quanto calcolato a gennaio.

Oltre a questo, l’ABI rileva che da ottobre 2023 in avanti i tassi di mercato sono progressivamente diminuiti a seguito dei tagli della Bce, una tendenza proseguita anche in questo primo scorcio di 2025. Nei primi giorni di marzo si è osservato un assestamento: i tassi a breve termine si sono stabilizzati o leggermente ridotti, mentre quelli a lungo termine hanno registrato un rialzo.
In particolare, il tasso Euribor a 3 mesi (il principale benchmark per la costruzione dei mutui a tasso variabile) è stato in media del 2,52%, stesso valore di gennaio, mentre l’IRS a 10 anni (molto usato nei mutui a tasso fisso) è stato in media del 2,64% in aumento di 25 punti base rispetto al mese precedente (2,39%). Questi dati non devono sorprendere, in quanto i tassi di mercato solitamente si muovono sulle attese più che sulle notizie. Di conseguenza si era dato per scontato il nuovo taglio ai tassi ufficiali deciso dalla Banca centrale europea a inizio marzo.

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Stock in leggero calo, salgono i rendimenti sui depositi

Quanto ai finanziamenti, il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è sceso al 3,98% dal 4,15% del mese precedente e dal 5,45% di dicembre 2023. Mentre il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è stato pari al 3,17% (3,12% nel mese precedente e 4,42% a dicembre 2023). Se si guarda allo stock, il tasso medio è sceso di 5 basis point a 4,27%. Del resto, considerare il totale dei prestiti concessi nel corso degli anni porta inevitabilmente a variazioni minime da un mese all’altro. In ogni caso è evidente la tendenza al ribasso.

Un’altra prospettiva approfondita dal Bollettino dell’ABI è relativa ai rendimenti. Il tasso praticato sui nuovi depositi a durata prestabilita (cioè certificati di deposito e depositi vincolati) a febbraio 2025 è stato in media del 2,49%, in discesa dal 2,66%. Va detto che si tratta comunque di un rendimento superiore all’inflazione, che a febbraio in Italia si è fermata all’1,6%. Se poi il confronto viene fatto con giugno 2022, (ultimo mese prima dei rialzi dei tassi Bce) quando il tasso era dello 0,29%, si comprende quanta acqua è passata sotto i ponti in meno di tre anni.

Proseguendo nell’analisi dei dati, il rendimento delle nuove emissioni di obbligazioni bancarie a tasso fisso a febbraio 2025 è stato del 3,16%, con un incremento di 185 punti base rispetto a giugno 2022 quando era l’1,31%.

Il tasso sui soli depositi in conto corrente, che non ha la funzione di investimento e permette di utilizzare una moltitudine di servizi, è lo 0,39%, anche in questo caso in leggera frenata dallo 0,41% rilevato nel primo mese del 2025, ma ben più dello 0,02% rilevato a giugno 2022.

Infine, uno sguardo ai crediti deteriorati netti, cioè l’insieme delle sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute e/o sconfinanti calcolato al netto delle svalutazioni e degli accantonamenti già effettuati dalle banche. A febbraio sono diminuiti a 30,5 miliardi di euro, da 32,1 miliardi di settembre 2024. Segno che le banche hanno effettuato una profonda pulizia dei bilanci e oggi sono nelle condizioni per sostenere la ripresa.

A cura di: Alessio Santarelli

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