Tassi in calo e prestiti personali: li chiede un italiano su quattro
Mentre i tassi di interesse continuano a scendere, i prestiti personali sono richiesti da un italiano su quattro. L’ISTAT ha rilevato che oltre 9,7 milioni di consumatori nel 2023 ha richiesto un aiuto economico per far fronte a un momento di difficoltà. Più della metà si è rivolta a banche e società finanziarie.
Rincari delle bollette, aumento dei prezzi del carrello della spesa, impennata di mutui e affitti, rialzo di carburanti e assicurazioni: gli effetti dell’inflazione galoppante, sommati al minore potere d’acquisto delle retribuzioni, hanno spinto un italiano su quattro a richiedere un prestito nel 2023.
Del resto, i tassi di interesse in calo continuano a spingere tanti consumatori a chiedere un prestito personale o a procedere con la cessione del quinto dello stipendio o della pensione.
9,7 milioni di italiani hanno chiesto un prestito
L’ISTAT ha scattato una fotografia secondo la quale poco meno di un quarto (il 23,1% dei cittadini residente nel nostro Paese), cioè 9,7 milioni di persone, in una fascia di età compresa tra 18 e 74 anni, ha chiesto un prestito o un aiuto economico a causa di un momento di difficoltà finanziaria o della mancanza di liquidità.
Più nel dettaglio, l’Istituto nazionale di statistica ha rilevato che tra questi:
- il 54,7% si è rivolto ai familiari;
- il 31,4% alle banche;
- il 22,7% alle società finanziarie;
- il 7,4% agli amici o ai vicini di casa;
- il 2,4% ad altre persone.
La richiesta di un prestito è la manifestazione “di una situazione socio-economica che pone i cittadini in una condizione di fragilità”, hanno detto dall’ISTAT: una debolezza finanziaria che può essere o momentanea o permanente, oltre a essere, in alcuni casi, il riflesso di “una bassa cultura economico-finanziaria” che “può tradursi nell’incapacità di pianificare il budget personale o familiare”.
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Maggiori richieste di prestito tra disoccupati e precari
L’ISTAT ha osservato che la quota di chi richiede un prestito/aiuto sale al 34% tra i disoccupati, mentre è del 20,6% tra gli inattivi.
Un dato che rilancia l’allarme anche sulla difficoltà delle famiglie di riuscire a risparmiare, mettendo da parte dei soldi per far fronte alla perdita del lavoro, a una malattia o degli imprevisti.
Non si rilevano invece differenze significative tra gli occupati dipendenti e gli autonomi. Rilevante risulta essere invece la tipologia di contratto dei lavoratori dipendenti: mentre ha chiesto un aiuto economico il 31,2% dei lavoratori dipendenti con contratto a tempo determinato, la percentuale scende al 22,8% tra quelli con contratto a tempo indeterminato.
La richiesta di un prestito o di un aiuto economico è più diffusa tra chi ha un titolo di studio di scuola secondaria: sono il 24,7% dei diplomati, a seguire i cittadini con titolo fino alla licenza media (23,1%), e in misura inferiore, i laureati o in possesso di un titolo ancora superiore (19,7%).
5,2 milioni si sono rivolti a una banca e a una finanziaria
La famiglia è il destinatario principale delle richieste di aiuto economico: a genitori, figli, fratelli e parenti si sono rivolti infatti circa 5 milioni 344mila cittadini nel corso del 2023.
A seguire, oltre 3 milioni si sono rivolti alle banche e circa 2 milioni 213mila alle società finanziarie, mentre circa 722mila agli amici o ai vicini di casa e circa 235mila ad altre persone.
L’ISTAT ha riscontrato che gli istituti di credito, dopo la famiglia, rappresentano il servizio a cui i cittadini si rivolgono di più per chiedere un prestito: ad essi hanno bussato 3 milioni e 69mila cittadini, nel 65,9% dei casi in maniera esclusiva, mentre nel 34,1% dei casi chiedendo aiuto anche ad altri soggetti. Tra chi ha chiesto aiuto sia alle banche sia ad altri:
- il 67,3% si è rivolto anche ai familiari;
- il 7,4% agli amici/vicini di casa;
- il 42,6% alle società finanziarie;
- il 3% ha chiesto aiuto anche ad “altre persone”.
Sulla base dei dati dell’Istituto di statistica, le richieste di prestito sono più diffuse nelle Isole (26,3%) e nel Sud (25,7%), segue il Centro (24,2%), mentre si collocano sotto la media il Nord-est (20,9%) e il Nord-ovest (20,3%).
Tra le regioni spiccano la Puglia (28,4%), il Lazio (27,6%) e la Sicilia (27,3%). Sopra la media anche la Calabria, la Campania, l’Umbria e l’Emilia Romagna.
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