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Auto: mercato europeo in retromarcia nel 2020

È di colore rosso il bilancio scritto nel 2020 dal mercato automobilistico europeo: le vendite sono scese del 24,3% a 11,96 milioni di unità, si tratta del livello più basso degli ultimi 26 anni. Tra i maggiori mercati il calo maggiore è stato accusato dalla Spagna, seguita dall’Italia. 

Pubblicato il 02/02/2021

Bilancio da dimenticare in fretta quello scritto nel 2020 dal mercato automobilistico europeo: il crollo delle immatricolazioni è stato a dir poco catastrofico per colpa della crisi economica scaturita dal coronavirus, dell’incertezza degli automobilisti sull’indirizzo che prenderà il mercato con la svolta ambientalista e – non di meno – a causa di incentivi per nulla strutturali per un settore fondamentale per l’intera economia continentale. Le vendite di nuove vetture nell’Europa Occidentale (Ue+Efta+GB) nel 2020 sono complessivamente calate del 24,3% a 11,96 milioni di unità, il livello più basso degli ultimi 26 anni (1994). 

In Spagna il calo maggiore, -27,9% l’Italia

Nella sola Eurozona le vendite sono diminuite di 3 milioni di unità a 9,9 milioni, penalizzate dalle misure di contenimento del virus che hanno limitato da una parte la mobilità delle persone e, dall’altra, l’attività dei rivenditori. L’impatto della pandemia non ha risparmiato nessun Paese: tutti hanno accusato contrazioni a doppia cifra, con la Croazia che ha riportato un calo massimo del 42,8%. Tra i maggiori mercati, la Spagna ha scritto la performance peggiore (-32,3%), seguita da vicino dall’Italia (-27,9%) e dalla Francia (-25,5%). Più contenuta, ma sempre significativa, è la perdita della Germania: -19,1% sul 2019. 

Segno rosso anche in dicembre per le vendite

Il trend delle vendite non è migliorato nemmeno a dicembre, la recrudescenza della pandemia e delle conseguenti limitazioni. Nel mese la domanda di nuove vetture nell'Ue è diminuita del 3,3% a 1,03 milioni di unità. I quattro maggiori mercati, tuttavia, hanno registrato risultati molto diversi. L’Italia e la Francia hanno subito perdite a doppia cifra (rispettivamente del 14,9% e dell’11,9%). Al contrario, la Germania ha registrato un solido miglioramento (del 9,9% su base tendenziale) e la performance della Spagna è rimasta stabile, poiché il numero delle immatricolazioni è stato più o meno lo stesso del dicembre 2019.

Le prospettive per il 2021 restano negative

La contenuta contrazione di dicembre, secondo Promotor, non deve indurre a facili entusiasmi poiché riflette l’effetto di stimoli particolarmente efficaci adottati per sostenere il mercato in alcuni Paesi. Le prospettive per il 2021, secondo gli esperti, restano infatti fortemente negative sia per l’andamento del virus sia per l’esaurirsi nel 2020 di importanti misure di sostegno della domanda e non rinnovate (o non ancora rinnovate) per l’anno in corso. Unica nota positiva è il mercato del credito che resta favorevole, con tassi di interesse che continuano a girare sui minimi storici e prestiti auto dedicati agli automobilisti che vogliono cambiare vettura.

Quota crescente per le auto ‘verdi’, Germania leader

Un aspetto interessante in questo quadro negativo è la forte crescita della quota delle auto elettriche o ibride plug-in a cui si sono contrapposte crescenti difficoltà per il diesel. Su questo fronte, la crescita delle elettriche, delle ibride plug-in non è comunque collegata all’andamento della pandemia ma all’adozione di incentivi efficaci e anche al debutto sul mercato di molte importanti soluzioni ‘verdi’. La quota di queste auto sul totale delle immatricolazioni resta tuttavia ancora modesta, anche se in mercati importanti come quelli della Germania e del Regno Unito ha oramai superato la soglia del 10%. In particolare, sul mercato tedesco questa quota è arrivata al 13,5% nell’intero 2020, mentre nel Regno Unito ha toccato il 10,7%. Nel nostro Paese la percentuale delle auto ‘green’ oggi non va oltre il 4,3%.

Il mercato italiano tornato agli anni ‘70

Guardando all’intero 2020, il calo più contenuto della Germania si spiega con il buon recupero registrato nel secondo semestre dovuto anche alla riduzione temporanea dell’Iva che ha dato una forte spinta alla domanda dei privati, in particolare in dicembre, visto che il provvedimento scadeva a fine anno. In Italia invece le vendite sono tornate ai livelli degli anni ’70 e il bilancio sarebbe stato decisamente peggiore se, per il secondo semestre, il Parlamento non avesse approvato le misure che prevedevano incentivi anche per le auto ad alimentazione tradizionale con emissioni di CO2 contenute, pacchetto già rinnovato per il 2021.

A cura di: Fernando Mancini

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