Nuova stretta per il Superbonus: ecco cosa cambia
Stop allo sconto in fattura e alla cessione del credito relativamente ai bonus edilizi. Il Governo è intervenuto con un decreto legge per frenare l'impatto del Superbonus sui conti pubblici, che correva pericolosamente verso quota 200 miliardi di euro.
Se non si tratta della parola fine sul Superbonus, poco ci manca. Il Governo ha deciso una nuova stretta sull’agevolazione relativa alle ristrutturazioni edilizie con l’obiettivo di limitare gli esborsi, che si stanno rivelando insostenibili per le casse dello Stato. Un intervento che obbliga i cittadini a rifare i conti. In tanti in passato hanno fatto ricorso a prestiti per finanziare gli interventi, confidando sui benefici fiscali che si sono fatti via via meno generosi e di più difficile accesso.
Cosa cambia per l’agevolazione
Con un provvedimento a sorpresa, dato che non era previsto nell’ordine del giorno portato sul tavolo del Consiglio dei Ministri, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha fatto approvare una nuova stretta, con l’obiettivo di “chiudere definitivamente l’eccessiva generosità di questa misura e mettere un punto finale per il 2023”, per usare le parole del titolare del dicastero di Via XX Settembre. “Per il 2024 purtroppo le sorprese negative non sono mancate”, ha aggiunto Giorgetti, per poi parlare di “risultati devastanti per la finanza pubblica".
In concreto, con il nuovo intervento vengono aboliti lo sconto in fattura e la cessione del credito per tutti i bonus edilizi che lo prevedevano ancora, dopo l’ultima stretta contenuta nel decreto approvato lo scorso dicembre. Dunque, anche case popolari e cooperativi di abitazioni, oltre che gli edifici ubicati nelle aree sismiche. A questo proposito va segnalata la sollevazione di Forza Italia, che chiede una revisione del decreto su quest’ultimo punto, considerato che nelle ricostruzioni post sisma (Emilia, Centro Italia, Abruzzo, Ischia e Catania) il 110%, prorogato fino al 2025, risulta indispensabile per terminare gli interventi, dato che il contributo pubblico non copre tutto il costo dei lavori.
Le deroghe e l’impatto sui crediti d’imposta
Il provvedimento prevede una proroga per le procedure già avviate, in particolare per chi ha presentato la Cila e, nei condomini, dove sia stata votata la delibera assembleare per i lavori. I crediti d’imposta relativi ai bonus edilizi verranno sospesi a chi ha debiti con l’erario e saranno compensati con quelli.
Inoltre, diventa necessaria la dichiarazione preventiva per accedere alle agevolazioni edilizie: bisogna comunicare di volerne usufruire prima dell’invio delle fatture a lavori già avviati. In parallelo, ha ricordato Giorgetti, è stata eliminata la disposizione della remissione in bonis che avrebbe consentito fino al 15 ottobre prossimo le correzioni - dietro il pagamento di sanzioni minime - relative a tutte le comunicazioni già intervenute.
Nel caso di omessa trasmissione di informazioni a interventi già avviati, la sanzione può arrivare fino a 10 mila euro. Per in nuovi interventi invece è prevista la decadenza dell’agevolazione fiscale.
La nuova configurazione del Superbonus
La ratio principale dell’intervento è relativa alla difficoltà di fermare l’emorragia per i conti pubblici, destinata a raggiungere i 200 miliardi di euro o giù di lì. Un livello obiettivamente insostenibile, considerato da quest’anno si torna alle regole comunitarie sul controllo del deficit, a fronte di una crescita economica che non fa fare salti di gioia.
Sui nuovi interventi il beneficio fiscale è limitato al 70% della somma spesa, a fronte di procedure burocratiche che restano complesse. Ragion per cui non sono pochi coloro che scelgono di accedere agli altri bonus edilizi disponibili.
Il decreto del Governo, per altro, blocca le opzioni anche per il bonus del 75% relativo all’abbattimento delle barriere architettoniche in casa. Il beneficio fiscale era già stato ampiamente ritoccato con il decreto di fine 2023 che aveva mantenuto la possibilità di usufruire dell'agevolazione, e delle relative opzioni, solo in caso di proprietari di prima casa con redditi familiari entro i 15 mila euro e per gli interventi condominiali, limitatamente all’installazione di ascensori o agli interventi sulle scale.
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