Cresce la domanda di prestiti tra le famiglie italiane
Nonostante la congiuntura difficile, continuano a crescere le domande di prestiti nel nostro Paese. Secondo l’ultimo rapporto dell’ABI, basato su dati della Banca d’Italia, a maggio i prestiti erogati a imprese e famiglie in Italia sono aumentati del 2,8% rispetto a un anno fa.
Nonostante tutto, la dinamica dei prestiti in Italia continua a essere positiva. Uno scenario che fa ben sperare per i prossimi mesi, che pure non si annunciano facili sul piano economico.
Erogazioni in crescita
Secondo l’ultimo rapporto dell’ABI basato su dati della Banca d’Italia, a maggio i prestiti erogati a imprese e famiglie nel nostro Paese sono aumentati del 2,8% rispetto a un anno fa. Per ottenere il dato spacchettato occorre fare riferimento ad aprile, quando i prestiti alle imprese sono cresciuti dell’1,8% nel confronto a dodici mesi e quelli alle famiglie nell’ordine del 3,9%.
Si tratta di dati confortanti considerato il contesto di fondo nel quale ci troviamo, con un brusco rallentamento della crescita economica, l’elevata inflazione dovuta all’impennata dei prezzi delle commodity e la debolezza dei mercati finanziari. Sta di fatto che, nonostante tutto ciò, continua a essere forte la domanda di finanziamenti, cosa che accade quando famiglie e imprese guardano son sufficiente ottimismo al futuro, ritenendo cioè di potersi indebitare e di onorare le rate. Così come resta accomodante l’atteggiamento di banche e società finanziarie al momento di rispondere alla domanda di finanziamento. Anche in questo caso si tratta di un indicatore positivo, frutto della bassa incidenza delle insolvenze sui conti delle società erogatrici.
Tassi bassi
A luglio la Banca centrale europea alzerà il tasso ufficiale per la prima volta da undici anni, portandolo allo 0,25%. Quindi a settembre lo ritoccherà verso l’alto di un altro quarto di punto e poi si vedrà: se l’inflazione rallenterà (oggi viaggia sopra l’8% nell’Eurozona) potrebbe prendersi una pausa prima di proseguire con la normalizzazione dei tassi, altrimenti è lecito attendersi ancora un paio di rialzi entro la fine dell’anno. Anche se non va trascurato l’indicatore del Pil: con un’economia dell’area avviata verso la recessione, la stretta non potrà essere molto forte.
Intanto, a maggio i tassi di interesse sulle operazioni di finanziamento si sono mantenuti su livelli molto bassi: al 2,17% medio se si considera tutto il settore (2,16% nel mese precedente e 6,18% prima della crisi finanziaria globale, a fine 2007); all’1,13% a considerare solo i nuovi finanziamenti (1,23% il mese precedente; 5,48% a fine 2007). Molto favorevoli restano anche le condizioni per chi accende un mutuo per comprare casa: il tasso medio è dell’1,93% (1,81% il mese precedente, 5,72% a fine 2007). Livelli destinati a crescere proprio alla luce di quanto si è detto sul nuovo atteggiamento della Bce, ma senza strappi.
La qualità del credito
Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse) ad aprile 2022 si sono attestate a 16,7 miliardi di euro, in calo di circa 1,2 miliardi di euro rispetto al mese precedente e inferiori di circa 3,1 miliardi rispetto ad aprile 2021 e di 72,2 rispetto al livello massimo delle sofferenze nette, raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi). Eppure in questo arco di tempo non sono mancate le difficoltà, soprattutto alla luce della crisi pandemica che ha messo in ginocchio i conti di molte famiglie e imprese. La novità è data dal fatto che le banche hanno imparato a gestire meglio i crediti finiti in malora e sul mercato sono arrivati operatori specializzati nel trattamento e nel recupero dei crediti in malus. Così, le difficoltà inevitabili dei cicli economici oggi vengono affrontate con meno affanni.
Tanto che, segnala l’ABI, ad aprile il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è stato dello 0,95%, quindi in calo rispetto all’1,15% di dodici mesi prima e al 4,89% del novembre 2015.
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